La ribattuta di Cementi Rossi
Le strategie evolutive di Cementi Rossi sono fortemente ostacolate da un gruppo di comitati di cittadini, le obiezioni dei quali sono state riassunte nel precedente articolo Contro i progetti del cementificio. E' ora il momento di dare spazio alle spiegazioni dell'azienda, che ha risposto per voce dell'ingegnere Pierandrea Fiorentini, responsabile ecologia, ambiente e sicurezza di Cementi Rossi. Quelli che seguono sono degli estratti della sua risposta. I commenti estesi vengono messi a disposizione in allegato.
Circa i pericoli e le conseguenze legati all'uso di rifiuti nella produzione del cemento, Fiorentini commenta così: «La cementeria fumanese utilizza da anni rifiuti non pericolosi nel processo produttivo, come ceneri pesanti da incenerimento di rifiuti urbani, scaglie di laminazione e gessi da desolforazione, in sostituzione di materie prime naturali come marne e gessi minerali. Questo permette di conseguire un duplice vantaggio: la riduzione del consumo di materiali naturali non rigenerabili da un lato e dall'altro la limitazione delle emissioni di CO2, il principale gas ad effetto serra. Si tratta di un’attività di recupero, ossia di riutilizzo dei materiali di cui i rifiuti sono composti, quindi senza alcuna generazione di scarti, e non un’attività di smaltimento che è invece finalizzata alla eliminazione dei rifiuti, come nel caso degli inceneritori o delle discariche. L’utilizzo di rifiuti nel processo produttivo non costituisce fonte di pericolo, né per il personale che opera all’interno dello stabilimento, né per l’ambiente e la popolazione circostanti. Si tratta di materiali non pericolosi, tenuti sotto controllo, i quali presentano una composizione del tutto analoga a quella delle materie prime naturali sostituite. Le emissioni non si discostano significativamente rispetto a quelle generate con l'utilizzo delle materie prime sostituite. Ancora, non ci sono condizioni di rischio o anomalie nelle condizioni di salubrità dei reparti di produzione e neppure per quanto riguarda il contenuto di metalli pesanti nelle polveri diffuse. Va infine precisato che i metalli contenuti nelle ceneri pesanti, comunque presenti anche nelle materie prime naturali estratte dalla miniera, vengono inglobati nel materiale in cottura, senza la possibilità di successivi rilasci da parte del cemento prodotto».
Sul punto dell'impatto ambientale connesso agli ampliamenti strutturali previsti – i comitati parlano di incrementi del 18% nelle superfici e del 16% della produzione – Fiorentini ha commentato così: «L'ammodernamento previsto va a limitare ulteriormente l’impatto ambientale dell’attività, anche se di fatto studi già eseguiti, come la Valutazione di impatto ambientale e le verifiche effettuate da Arpav, hanno chiaramente attestato la piena compatibilità con il contesto ambientale circostante della cementeria così com'è, nel suo assetto attuale. Il progetto odierno prevede la sostituzione degli attuali forni di cottura (due forni Lepol) con un forno ancora più avanzato ed efficiente. Il nuovo forno di cottura ha una capacità produttiva teorica di circa il 16 per cento superiore a quella degli impianti attuali, questo per avere la taglia minima utile a garantire un assetto stabile di funzionamento. Ciò non si traduce comunque in un corrispondente aumento della produzione effettiva, la quale dipende unicamente dalle richieste del mercato. Il nuovo impianto, grazie agli accorgimenti tecnologici adottati e al minor consumo energetico, permette comunque di garantire una significativa riduzione delle principali emissioni inquinanti. Va rimarcato che i forni attuali risultano già di per sé perfettamente idonei al coincenerimento di rifiuti. E' quindi scorretto legare il progetto di ammodernamento della cementeria alla volontà di procedere all’utilizzo di combustibili alternativi».
Sulla presenza di polveri sottili, Pm10, Fiorentini chiarisce che la situazione fumanese non si discosta da quella generale che investe l'intera Pianura Padana e nega particolari influenze da parte del cementificio. «La scarsa incidenza dell’attività della cementeria sulle polveri sottili misurate a Fumane è chiaramente attestata da un dato dello scorso inverno», spiega Fiorentini. E continua: «Nel periodo di due mesi, da metà dicembre 2009 a metà febbraio 2010, durante il quale entrambi i forni della cementeria erano fermi per manutenzione, si sono verificati a Fumane oltre trenta superamenti del limite per le Pm10 e un fenomeno analogo si era verificato anche nell’inverno a cavallo tra il 2008 e il 2009».
Sul guasto accaduto nel 2007 e richiamato da Daniele Todesco, referente dell'associazione Valpolicella 2000, Fiorentini riporta i dettagli di quanto accaduto e conclude che l'evento «si è comunque totalmente risolto nel giro di poche ore e non ha generato pericoli per la salute delle persone residenti nelle aree circostanti lo stabilimento».
Quanto all'impatto di nuove attività minerarie sulla collina di Marezzane, scenario della passeggiata di domenica scorsa organizzata tra gli altri dal comitato Fumane futura, Fiorentini commenta: «Il cementificio è in possesso di una concessione mineraria, rinnovata nel 2000, che include anche l’area di Marezzane, parzialmente inserita all’interno del Parco regionale della Lessinia. Il Parco prevede nel suo statuto che siano fatte salve le concessioni minerarie in essere all’atto della sua istituzione, quindi anche la concessione del cementificio. Al momento attuale, la preposta commissione regionale sta effettuando la Valutazione d’impatto ambientale (Via) per lo spostamento dell’area di estrazione verso Marezzane, per la quale fu chiesto, al momento del rinnovo della concessione, un piano di coltivazione dettagliato. Nel piano di coltivazione presentato vengono salvaguardate le zone più significative dal punto di vista ambientale e paesaggistico come la casa di Mazzarino, che verrà ristrutturata e resa disponibile al Comune di Marano, e l’area delle orchidee di pregio. Le marogne presenti nella zona verranno smantellate e ricostruite passo passo con le stesse funzioni d’uso oggi esistenti. Contestualmente si rinuncia a coltivare l’area già autorizzata vicino al paese di Purano, allontanando ulteriormente i lavori dalle aree abitate. Il trasporto del minerale avverrà tramite un nastro trasportatore riducendo l’uso dei dumper (camion speciali per il trasporto di materiali, ndr) solo per il trasporto dall’area di scavo fino al frantoio, che verrà spostato nelle vicinanze. Il metodo di coltivazione è studiato in modo tale che le ricomposizioni ambientali vengano eseguite contestualmente all’avanzamento dei lavori di estrazione. I piani di ricomposizione sono soggetti a controllo annuale da parte di una commissione composta dai sindaci di Fumane e Marano e dai Servizi forestali. Negli ultimi anni sono state messe a dimora più di 30mila piante nelle aree attualmente in fase di ripristino, dato che rappresenta oltre il 90 per cento delle nuove piante dell’intera provincia di Verona. La biodiversità delle zone rinaturalizzate è molto più elevata di qualsiasi area adibita a coltivazioni agricole».
Sentita la voce dei comitati e quella di Cementi Rossi, la questione si conferma non solo importante e delicata, ma anche intrisa di sfaccettature burocratiche e tecnologiche che il singolo cittadino potrebbe faticare a comprendere. Per approfondire l'argomento, suggeriamo lo spazio “Forum dei Cittadini” su questo sito, perché alla voce dei protagonisti si aggiungano le considerazioni di tutti i cittadini.










Commenti a questo articolo
vergogna!!